I Laghi d' Olbe - Bacino N 1

BACINO DI PESCA N° 1
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I Laghi d' Olbe

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I LAGHI D'OLBE
Nella profonda e vasta depressione ad est della Cresta del Ferro, chiusa verso nord dal Monte Franza, ma aperta sulla Val d'Antola attraverso la difficile porta del Passo del Mulo a 2.356 m.s.m., si adagia l'oasi dei Laghi d'Olbe : tre caratteristici catini naturali ora azzurri, ora verdi, profondi e misteriosi nel silenzio altissimo dell'Alpe incontaminata.
Poco distante ed a quota lievemente inferiore l'antica Casera Olbe ( 2.089 m.s.m. ) al piede delle bianche formazioni rocciose del Monte Lastroni e, accanto al bacino più grande, un capitello offerto alla riflessione del viandante, presidio grazioso dell'incontro di tre sentieri importanti di questi itinerari segnalati dal CAI : il n.135 che proviene dalla B.ta Cottern di Sappada e segue l'impluvio della lunga e tortuosa valle del Muhlbach ( Rio del Mulino) supera il Passo del Mulo per lanciarsi poi sui ghiaioni di Val Popera e poi, per Costa d'Antola in Val Visdende; il n.141 che, partendo dal centro di B.ta Granvilla, attraverso il Rifugio di Monte Ferro ( 1.563 m.s.m. ) si solleva per lunghi tratti a quote superiori ai 2.170 m.s.m. concludendo il percorso sempre presso il capitello del lago grande; il n. 138 che, partendo dai 1.460 metri della Baita Rododendro di Giacomo Kratter in Val Sesis, scavalca il Piave neonato e sale deciso il ripido versante del Vallone del Rio della Miniera, raggiungendo gli sprofondamenti erbosi che preludono a Casera Olbe per interrompersi al solito capitello.
Per godere degli aspetti naturalistico e paesaggistico, vale comunque sperimentare l'ultimo di questi itinerari, discretamente impegnativo, ma appagante, per sostare opportunamente e respirare la pace diffusa dell'oasi glaciale d'Olbe. Salendo da Sappada nel periodo estivo, pressappoco sotto la traccia dell'impianto sciistico di "Sappada 2000", tuttavia gran parte della mulattiera segnalata n.135 CAI risulta riassettata e predisposta per l'uso di Suv e di automezzi fuori strada affidabili almeno sino a quota 1.850.
Allora raggiungere i laghetti è assai facile e poco faticoso.
Essi sono stati oggetto di grande interesse e particolare apprezzamento negli anni '70-'80 quando, anche per promozione turistica, un cospicuo popolamento di salmonidi, periodicamente integrato, richiamava alieuti in cerca di emozioni ed anche acchiappapesci inesausti.
Certo non si trattò di un'esperienza positiva soprattutto relativamente al tipo di gestione riservato al patrimonio naturale di "quell'unicum" : la presenza di un ceppo autoctono residuale di Trota fario fu infatti, prima minimizzato, poi distrutto irreversibilmente con l'immissione massiccia della alloctona Trota iridea ( Oncorhynchus mykiss ) che, in breve, decimò anche le piccole saguinerole presenti in colonie ridotte (Phoxinus phoxinus).
Tentativi recenti di rilancio del sito e dei laghetti tramite ricostituzione di un popolamento strutturato razionalmente e con capacità riproduttiva autonoma, ricorrendo a limitate "semine" di trotelle di cm.4-6 di Trota Fario del Piave, non pare abbiano innescato esiti soddisfacenti.
Per questo, il Gestore ha già rivolto attenzione specifica alle condizioni idrobiologiche dei preziosi laghetti e si accinge a promuovere un piano progettuale di gestione poliennale partendo da analisi chimico-fisiche e microbiologiche in collaborazione con la Provincia e gli esperti dell'ARPAV.
E' ovvio che nel frattempo la pesca non potrà essere esercitata.
BACINO DI PESCA N° 1     -   COMELICO - ALTO PIAVE
e-mail: info@bacinocomelicosappada.eu
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