Laghetto di Cestella - Bacino N 1

BACINO DI PESCA N° 1
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Laghetto di Cestella

Le risorse idriche complementari
IL LAGHETTO DI CESTELLA
Un gioiello, unico sotto l'aspetto naturalistico e paesaggistico, un biotopo di assoluto valore per le creature animali e vegetali che lo hanno presidiato durante i secoli.
Cosi sino ai primi anni del decennio 1972 - 1982 poteva ben essere definito ed apprezzato il piccolo laghetto incastonato tra i versanti morenici e le aree umide ai piedi del Col Caradìes, a quota 1408, in territorio di Comelico Superiore, ma assai prossimo a quello di Danta di Cadore; appena sottostante il passo del Zovo o di S. Antonio attraverso il quale transita la S.R. 532 che pone in comunicazione il centro di Padola con Auronzo di Cadore e, appunto,la singolare terrazza su cui posa l'ariosa, svettante Danta.
Un lago, in quei decenni, che manteneva la peculiare forma "ad otto capovolto", circondato a nord e ad est da una fitta foresta di conifere, mentre tutta l'area a sud e ad ovest degradante verso la profonda vallata del torrente Ansiei, costantemente impregnata d'acque di sottosuperficie,si rivestiva stagione dopo stagione di callune ed eriche, di varie specie di genziane minori, di orchidee ed astragali e poi di mirtilli neri e rossi, ginepri e sorbi degli uccelli.
Presentava profondità naturale, nei periodi di massimo invaso, non superiore a m.2,50 nei due ipocentri strutturali, con ricambio costante assicurato dalle falde circostanti e con l'intera fascia litoranea semi sommersa impreziosita da enormi macchie gialle delle Calle palustri, ma soprattutto da rare piante acquatiche come giacinti, asfodeli, bellissime ninfee rosa e,appena all'interno del bosco, clematidi, dafne, gigli martagoni e aconiti blu, protetti nelle radure da abeti rossi secolari.
In verità un giardino botanico spontaneo, collocato su un proscenio d'eccezione dotato di quinte e fondali rappresentati dalle ultime Dolomiti orientali, con le Terze, i Brentoni ed i Castellati a ricamare la linea dell' orizzonte e sovente, si pensi, da quelle crode impervie,verso Danta e Cestella qualche spettacolare volo dell'aquila reale.
Nell'acqua limpidissima, una sorprendente colonia di piccole tinche verde-oro, forse retaggio post bellico di estemporanee immissioni di cittadini sfollati dalla campagna del basso Veneto, e sciami argentei di sanguinerole voraci con poche scardole e cavedani irrequieti.
Nessuna presenza di salmonidi, ne di altri ciprinidi sino alla prima metà degli anni '70 quando, con l'inizio di uno sciagurato periodo di manomissioni profonde di tutto l'ecosistema e della successiva nefasta gestione privata dell'invaso naturale, fu decretata in pochi anni la cancellazione sistematica del sito e delle sue ricche prerogative ambientali.
Oggi soltanto i fotogrammi di Ghedina, Danieli e Ottavio Molin rimangono a testimoniare una realtà, un'epoca, un dono di Dio.
Lo scempio ebbe poi il suo culmine nel manifestarsi di un fenomeno reattivo, imprevedibile quanto impressionante, verificatosi nel tardo pomeriggio di una calda giornata di fine primavera del 1970 quando, in una manciata di minuti, un improvviso e devastante rigurgito del bacino - sicuramente provocato da precedenti dragaggi e da ripetute escavazioni degli strati impermeabili scagliò le acque ad oltre cinque, sei metri di altezza per poi inghiottirle completamente,in una voragine rivelatasi all'istante, insieme con il murazzo di contenimento del terrapieno sul quale era stato eretto uno chalet di legno vicinissimo all'argine sud: rimase un cratere fangoso e null'altro , risultato nefasto dell'insipienza umana e di un negato rispetto verso madre natura. Quale nota di cronaca, per inciso, può essere ricordato che, chi scrive queste righe era, in quel frangente per incarico giornalistico, presente all'accadimento a brevissima distanza insieme con il cav.uff. Giovanni Fontana di S. Stefano di Cadore, allora presidente della Provincia di Belluno.
Da allora, malgrado reiterati quanto cervellotici interventi di tentato recupero del sito a vario titolo, nel disinteresse sostanziale delle pubbliche Istituzioni, - fatto salvo il Corpo Forestale dello Stato il cui Responsabile provinciale dott. Antonio Sanmarchi si dannò l'anima perchè fosse riconosciuto il fatto, identificate le responsabilità e ricomposto razionalmente l'ecosistema - il lago di Cestella è il "rudere", "l'aborto artefatto", il negativo risultato irreversibile di quell'antico capolavoro della Natura Alpina del quale si è dato cenno.
La pervicacia con la quale, nel ventenni o successivo, si è poi inteso sostenere un'improvvida iniziativa di attività commerciale di carattere alieutico nel sito, a dispetto di tutte le proposte di reale recupero fatte anche dal Concessionario unico delle acque del Comelico e Sappada - Bacino di pesca N°1 - che pure potrebbe esercitare i diritti gestionali acquisiti sulle acque pubbliche, nonostante la sussistenza di diritti privati sulla superficie catastale assegnati per due terzi alla Regola - Comunione Familiare di Padola e per un terzo ad una Famiglia di Auronzo - ha aggravato ulteriormente i problemi di alimentazione idrica e di tenuta strutturale dell' invaso, le condizioni operative gestionali in funzione di tutela della qualità delle acque e contemporaneamente non ha risolto l'obbligo di rispetto delle norme sulla tutela della fauna acquicola e terricola e delle connesse risorse ambientali.
Attualmente il Lago di Cestella non gode più dell'autorizzazione obbligatoria provinciale per l'esercizio della pesca a pagamento; le sue acque sono ridotte al mantenimento di minimo livello attraverso approvvigionamento esterno artificiale; l'inquinamento totale fa emergere tassi alti tossicobatteriologici, ma lo aggrava per immissioni pregresse abusive ( vale a dire non autorizzate, non certificate, non sanitariamente testate e verbalizzate secondo le normative vigenti ) di specie ittiche non consentite in zona "A" (salmonicola) o non consentite comunque in provincia di Belluno come gli Ictaluridi e i Ciprinidi di origine esotica.


La disponibilità a risolvere del Gestore unico comprensoriale competente, organizzato e tecnicamente attrezzato, è comunque sempre di attualità. Prima però che lo "status quo" divenga ragione di abbandono definitivo o, peggio, monumento alla spregiudicatezza di comportamento ed all'ignoranza dei valori in campo.
BACINO DI PESCA N° 1     -   COMELICO - ALTO PIAVE
e-mail: info@bacinocomelicosappada.eu
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