Lago di Campo - Bacino N 1

BACINO DI PESCA N° 1
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Lago di Campo

Le risorse idriche complementari
IL LAGO DI CAMPO
A poco più di un chilometro dalla centrale piazza San Luca di Padola nel Comelico Superiore, percorrendo la via Rodolfo Martini in direzione nord-ovest sin oltre la stazione di partenza degli impianti di risalita a servizio delle piste "Tre Picchi" e "Europa Unita", ci si inoltra in un attimo tra le praterie della "Tavela" e, di seguito, nella rigogliosa area forestale di "Val dell'Acqua" : è qui, sulla sinistra che si incontra il piccolo ( circa 4.000 mq ) ed incantevole specchio d'acqua del Lago di Campo.
Siamo a quota 1.300 circa, sulle propaggini orientali, ammantate di fitta foresta di conifere del Col dei Bagni, solcate da una rete straordinaria di piccoli riali, figli di altrettante sorgenti, confluenti nelle antiche radure con qui state da sfagni dominanti e da molte varietà di orchidee selvatiche.
Il laghetto è porto naturale di queste acque, filtrate nel tappeto soffice dei muschi invadenti, fredde e di alto contenuto calcareo sino alla depressione naturale del Bosco di Campo: passaggio obbligato per quanti, escursionisti e turisti, scelgono questi ameni percorsi silenziosi per raggiungere quel ventaglio di più impegnativi, se non impervi, sentieri CAI che si insinuano nei contrafforti rocciosi del Gruppo del Popera consentendo di raggiungere, per forcelle e canaloni, vette e cenge, valloni e campanili resi famosi dagli eventi bellici del primo conflitto mondiale,ove si consumarono tante vite ed eroici episodi dei nostri alpini.
Il fascinoso laghetto di Campo era e rimane, dopo varie vicende e travagli, prezioso biotopo e luogo di rara bellezza.
Qui sin dalla metà degli anni '60 si conosceva la presenza di una colonia di crostacei - un gambero decapode d'acqua dolce classificato "Astacus astacus" - relitto unico dell'era glaciale a sud delle Alpi orientali insieme con il più consistente presidio ancora oggi protetto nel vicino Lago di Sant' Anna.
Biodiversità arricchita da contemporaneo popolamento di ciprinidi autoctoni, con caratteri distintivi particolari regolarmente riprodotti.
Atti specifici ricordano di esemplari di "Astacus astacus" eccezionali per dimensioni ( anche superiori a 20 cm. tra rostro e telson ) e per peso ( anche oltre 180 grammi ); esemplari di scardole di circa 500 grammi e di cavedani superiori a 40 cm. di lunghezza ed a kg. 1,600, oltre a carpe regina di 4 kg.
Pochi i salmonidi, probabilmente in continua naturale selezione, ed in grande difficoltà per caratteristiche geomorfologiche dell'invaso e per negative condizioni stagionali del sito nel periodo riproduttivo, ed esclusivamente del la specie Trota fario.
Nessun apprezzamento per i ciprinidi da parte dei rari pescatori locali; occasionalmente, si dice, più interessati a trote e gamberi.
Il calvario fisiologico del laghetto di Campo ha inizio nei primi anni '70, contestualmente ad un eccezionale incremento di presenze periodiche di pescatori di altre province e regioni : "scoperto" il sito, risultò particolarmente appetibile per la presenza consistente dei gamberi.
Da qui il moltiplicarsi degli episodi di bracconaggio indiscriminato, mentre fortunatamente, con la presenza di alcune nuove associazioni alieutiche affiliate FIPS - C.O.N.I. in Comelico, migliorava la coscienza del patrimonio disponibile e la volontà di tutelarlo.
Accadde un episodio conclusivo delle razzie notturne, divenute pressocchè abituali nei week-end, con tanto di reti, fiocine e potenti fari, represso dagli Agenti della Federcaccia provinciale e da Agenti Federpesca del primo Ispettorato Comelico-Cadore.
I bracconieri - provenienti dal Pordenonese - furono bloccati e duramente sanzionati, ma si vendicarono nel tardo autunno nell'imminenza del congelamento stagionale avvelenando l'invaso con alcuni sacchi di sale da strada. Il risultato letale fu scoperto soltanto a primavera inoltrata: moria totale di ogni popolamento ittico, cancellazione della biomassa e dei cicli degli invertebrati, devastazione profonda dell'antico e complesso ecosistema zoo-fitobentonico con acque ad altissimo tasso di cloruri, solfati, nitrati.
Venne chiamato per le analisi e per le consulenze progettuali di recupero e risanamento il prof. Vettori dell'Istituto ittiogenico della Provincia di Trento e vi si impegnò anche la Federazione italiana della Pesca Sportiva con i suoi esperti, biologi, ittiologi ed idrologi, ma, come previsto, per molti anni fu impossibile riattivare forme vitali nel bacino, privato anche della sua peculiare vegetazione di fondo e dei canneti litoranei.
Con una lunga e, per certi versi, straordinaria azione di autodepurazione il lago di Campo riprese faticosamente a vivere al termine degli anni '80. Si ricostituì parzialmente il tappeto bentonico vegetale idoneo ad uno stato trofico compatibile per uno sviluppo successivo, si favorirono,anche con interventi modificatori, gli afflussi ed i deflussi necessari a un ricambio idrico indispensabile per la reintroduzione graduale di piccoli ciprinidi ( sanguinerole e scardole ) e alcune specie anfibie delle zone umide vicine. Il piccolo lago, meta di sosta silenziosa e di rinnovati incontri degli escursionisti e dei turisti, malgrado l'indesiderato radicamento di nuove alghe cloroficee, lentamente raggiunse apprezzabili assetti di naturalità e di vitalità nel dominante ampliarsi del circolo forestale sino agli argini.
Nuova cura e tutela venivano intanto con l'istituzione della Concessione del Bacino di Pesca Comelico e Sappada.
E stato il Gestore di questo Ente nel 2001 a sottoporre alla Provincia di Belluno un progetto organico complesso rivolto al recupero ambientale del sito con ricalibratura della struttura lacuale e degli adduttori delle risorgive, seguiti dal consolidamento delle arginature naturali e dalla regimazione dei flussi dall'affluente principale. Inoltre, al fine di accrescere l'interesse relativo al sito proponendolo per una utilizzazione moderata e compatibile di carattere pubblico, si è proceduto alla predisposizione di piccole opere non impattanti sull'ecosistema, ma idonee all'esercizio di alcuni servizi rivolti ad alcune categorie di giovani : allievi delle Scuole primarie per lezioni pratiche ed esperienze dirette su temi di conoscenze naturalistiche, idrologiche, zoologiche e fitologiche; ragazzi diversamente abili per cicli di contatti con l'ambiente lacuale, facile e sicuro, anche partecipando ad una "Scuola di pratica alieutica" con particolari approfondimenti sulla fauna acquatica e insegnamenti sull'uso di tecniche di pesca "No Kill" per paraplegici e disabili.
Progetto approvato da Enti locali ed Enti di tutela, con la partecipazione finanziaria della Provincia di Belluno e portato a compimento nel 2002. Il laghetto, pur non ospitando più il gambero "Astacus astacus",sta ritornando un biotopo importante per colonie stanziali di anfibi anuri ed urodeli, molluschi e lamellibranchi poco diffusi, insetti acquatici che vi hanno eletto caratteristiche di stanzialità come i ditiscidi e gli odonati, senza dimenticare un piccolo "plotone" di bellissime trote fario dalle livree sgargianti in accrescimento protetto.
BACINO DI PESCA N° 1     -   COMELICO - ALTO PIAVE
e-mail: info@bacinocomelicosappada.eu
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